Thule, sezione Lombardia

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la ricerca dell'infelicità

Conferenze 20 e 27 giugno

volantino incontro 21-22 marzo 2009


BORSA DI STUDIO PER L'EX RSI
a cura di Mirko Cappelli


Da quotidiano lettore degli avvenimenti locali della mia zona voglio far conoscere una vicenda di questi giorni che stà infiammando la cronaca locale, ovvero una borsa di studio dedicata ad un appartenente alla RSI in una scuola che si chiama Luisa Levi, morta nei campi di concentramento. Inutile dire il susseguirsi di lettere al direttore della gazzetta per manifestare il proprio sdegno, che viene da normali cittadini o da associazioni come l'opera nomadi, ma c'è anche qualche sparuta lettera di solidarietà per l'iniziativa, guardando finalmente, ad un'ipotetica pacificazione tra italiani... "Piccolo" particolare è che l'appartenente alla RSI, anni dopo la fucilazione dopo un processo molto sommario (come se ne son visti troppi alla fine della guerra), fu riabilitato, a voi la lettura.


Il preside difende il premio dedicato all'ex Rsi

All'Alberti non ci stanno: la borsa di studio "Ferruccio Spadini"è un premio al merito scolastico. Ma anche l'occasione per rivalutare il maggiore, "insegnante, padre di famiglia e buon cristiano". Orgoglio e desiderio di conciliazione, sulle note dell'Ave Maria e di Beethoven. Il clima è di ricordo e commozione, ma anche soddisfazione da parte di Riccardo Perrotta, il giovane premiato. I quattro nipoti Spadini sono in prima fila ad applaudire il giovanissimo Riccardo. L'assegnazione della borsa, ci racconta lui, è avvenuta attraverso la valutazione dei risultati scolastici e di un tema scelto dall'alunno tra quelli svolti durante l'anno. Riccardo ha saputo qualche giorno fa del premio e ne è contento, parla di "un martire fascista morto difendendo le sue idee". Ma è la voce del preside, Roberto Archi, a parlare a nome della scuola. Rivendica il merito dell'iniziativa in favore di una figura "incolpevole". La borsa premia e onora il valore dello studente e onora il valore di chi la mette a disposizione. Si augura che dal superamento del dolore giunga la conciliazione, diversa dal revisionismo storico. La borsa - continua - vuole premiare l'idea del percorso futuro di studenti che meritano. I motivi di una scelta che ha fatto discutere li spiega una nipote di Spadini, Barbara, che lavora nell'istituto. Io insegno in questa scuola, la stessa in cui hanno studiato gli altri tre nipoti, di qui il desiderio di premiare un ragazzo che abbia studiato sugli stessi banchi. E' presente anche don Stefano Siliberti, storico della Chiesa, che tratteggia un ricordo di Spadini dalle lettere di sacerdoti impegnati sul fronte opposto. Parla di una "vita stracciata" e incita alla ricerca della verità. E' il desiderio di chiudere una pagina dolorosa, chiedono i parenti. Fabio Norsa, presidente della comunità ebraica mantovana, conosce i familiari di Spadini e ne parla con rispetto. Ma non ha apprezzato l'iniziativa. Non si capisce perchè la vicenda di una persona, riabilitata 47 anni fa, debba essere riproposta dopo così tanto tempo, proprio in quell'istituto e proprio il giorno 27, a cinque mesi esatti dalla Giornata della memoria. Una leggerezza di cattivo gusto - continua Norsa - associare addirittura un "Istituto Spadini" alla scuola che fu di Luisa Levi. Norsa si dice "perplesso dall'azione del dirigente scolastico, che promuove sempre delle bellissime iniziative sul tema della memoria". Ricorda gli insegnanti dell'istituto che ogni anno si impegnano gratuitamente nelle manifestazioni del 27 gennaio. Possibile che proprio quell'istituto si sia prestato all'iniziativa con questa leggerezza? Ribadisce il proprio personale rispetto per la famiglia Spadini, ma la faccenda rimane di cattivo gusto, così come poco chiare le intenzioni dei responsabili.

Borsa di studio per l'ex Rsi al "Luisa Levi"

Questione controversa e delicata quella dell'intitolazione di una borsa di studio alla memoria di Ferruccio Spadini, mantovano, professore di lettere a Brescia e poi maggiore della Rsi. Specialmente perchè la borsa verrà assegnata oggi a uno studente che abbia costruito il proprio percorso formativo all'interno dell'istituto comprensivo "Luisa Levi". La bambina mantovana, di origine ebraica, deportata e morta a Bergen Belsen. Con la collaborazione del regime di Salò. Luisa aveva frequentato una delle classi speciali per bambini ebrei, istituite a seguito delle leggi razziali del 1938, prima di essere deportata nei campi di concentramento nazisti nel '44. A far discutere, più che altro, l'accostamento tra la borsa e l'istituzione: La scuola si onora di essere intitolata a una bambina ebrea e di rivalutare la memoria di un uomo morto con il disonore nel cuore, fanno sapere dall'istituto. La questione è molto delicata - dice Maria Bacchi, autrice del libro "Cercando Luisa. Storie di bambini in guerra 1938-1945" - in quanto è comprensibile il desiderio dei familiari di riabilitare il nome di Spadini, peraltro già riabilitato dalla Cassazione nel '60, però si potevano cercare altre forme, lontane da un'istituzione così coinvolta". La condanna a morte di Spadini, pronunciata nel settembre '45, ebbe un percorso effettivamente inconsueto, con un ricorso e un secondo pronunciamento nel settembre del '45. Così come l'esecuzione, nel febbraio del '46 e quindi a pochi mesi dall'amnistia, nella quale sarebbero potuti certamente rientrare i reati ascritti al maggiore repubblichino. A riproporre la controversia, il ricorso presentato dalla vedova alla Corte di Cassazione, che nel 1960 si pronuncia in suo favore. La figura di Spadini - prosegue Bacchi - è storicamente interessante, anche perchè non si trova traccia nei documenti dell'epoca di violenze o efferatezze contro la popolazione ebrea imputabili a lui, tuttavia rientra in quella che Primo Levi definisce "zona grigia". E' difatti innegabile la responsabilità dei collaboratori della Rsi nei confronti di deportati e partigiani. Un nodo da affrontare con tutta la delicatezza del caso, che però pone una questione di compatibilità nell'ambiente educativo. Rispetto per il ricordo della famiglia, ma più di una perplessità sull'accostamento a una borsa di studio, soprattutto in quella scuola. E dalla scuola fanno sapere la loro posizione per bocca della professoressa Marelli. Ammesso e non concesso che qualcuno abbia commesso degli errori, la scuola intende dare grande valenza, come nella migliore tradizione scolastica, a un contributo che vada a premiare l'impegno e le capacità di uno studente che meriti. Cita un articolo di Enzo Biagi, la professoressa Marelli, che si pronunciava in favore di Spadini su un numero di "Epoca" del '60. Parla di "coraggio", "onore" e "giusto riconoscimento". E' un bene per l'istituzione scolastica e il diritto allo studio se un alunno può ricevere un sussidio che ne faciliti il proseguimento degli studi e, perchè no, ottenere un giusto premio per l'impegno dimostrato. Ad erogare la borsa sarà, comunque, l'Istituto Spadini, che dovrebbe nascere a breve e tra le cui finalità trova spazio la promozione scolastica di uno studente meritevole. Uno studente, come lo erano quelli delle classi del nonno. I quattro nipoti, fondatori dell'Istituto, vorrebbero con questo ricordare Ferruccio Spadini per il suo profilo di letterato, nello stesso ambito e allo stesso livello di istruzione al quale si era dedicato. Paola Spadini ci parla di lettere e poesie scritte dagli studenti di Brescia che gli eredi vorrebbero includere in un ritratto più completo del nonno. Proprio la passione per l'insegnamento e l'affetto dimostrato dai suoi ex allievi hanno indotto i quattro a elargire un contributo economico annuale nei confronti di chi sarà scelto dall'apposita commissione. Alla quale prende parte anche una di loro, Barbara, insegnante dell'elementare "Allende" (che fa parte del comprensivo "Levi"), come "rappresentante dell'istituto benefattore". Luca Moneta

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